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Comune di COLLEPARDO
(Frosinone) - Italia

L'ICONA di SANT'AMBROGIO

detta anche "di Sant'Amorosa"

L'Icona di Sant'Ambrogio

  L'Icona di Sant'Ambrogio (1917) è posta a metà circa di Via Roma, a Collepardo, a ricordo della più antica "Porta di Sant'Ambrogio", che si trovava più o meno in quella zona e che venne abbattuta nel 1870 circa.

  Un tempo, infatti, il centro abitato terminava proprio qui e quella Porta ne costituiva l'accesso. Le case che in seguito cominciarono a sorgere al di fuori delle mura furono chiamate "Borgo Villa" (forse anche "Borgo Nuovo"), tant'è vero che l'attuale Via Roma, fino al 1931 era ufficialmente denominata Via Borgo Villa.

  A separare, quindi, il paese dal "borgo" c'era questa Porta che, nella sua facciata interna, probabilmente in una nicchia, custodiva l'effigie di Sant'Ambrogio. Questi (da non confondere con l'omonimo vescovo protettore di Milano) era un centurione romano convertitosi e poi martirizzato in territorio di Ferentino, di cui è divenuto il patrono. Evidentemente il suo culto si è poi diffuso in tanti altri paesi della zona.

  Quell'antica porta di accesso, però, nella seconda metà del XIX sec. si rivelò non più adatta alle nuove esigenze. Era talmente stretta, infatti, da non consentire il passaggio dei carri, che erano costretti a fermarsi prima di essa, al di fuori del centro abitato (secondo altri non permetteva il passaggio di due asini con il "basto" appaiati).

  Fatto sta che una notte del 1870 circa, per allargarla, ne fu demolito uno stipite laterale. Era il periodo in cui lo Stato Pontifico cadeva e subentrava il nuovo Regno d'Italia. L'autorità del Papa, almeno in ambito civile, veniva a cessare, ma - soprattutto nelle realtà piccole o più isolate - le truppe sabaude non arrivarono subito a rimpiazzarla. In questa fase di transizione tra i vecchi e i nuovi governanti, chi rivestiva qualche carica locale si permetteva perciò di fare un po' di testa propria. Per rimanere a Collepardo, proprio nello stesso periodo altri interventi "urbanistici" furono realizzati alquanto arbitrariamente: l'odierno Vicolo Sinistro sarebbe stato addirittura chiuso completamente con un muro (ma poi riaperto nel 1935/36 dall'allora Commissario prefettizio). Via Roma

  La Porta di Sant'Ambrogio, priva di uno dei suoi lati, rimase in piedi ancora per qualche decennio, finché non fu definitivamente abbattuta intorno al 1910/12 (sicuramente prima della Guerra). Secondo alcune testimonianze le pietre di cui era formata furono trasportate a Veroli e riutilizzate sul lato esterno della porta di quella città che dà verso Alatri.

  Qualche anno dopo, a ricordo di quell'arco e forse anche un po' a titolo di riparazione, fu deciso di mettere più o meno nello stesso posto un'icona. Essa venne realizzata da Ferdinando Cefalei (1850-1939), padre dell'arciprete don Alipio, che era un impiegato postale ma che - diplomato alla Scuola di Belle Arti di Roma - amava dilettarsi con lavori artistici (sue sono anche le decorazioni del presbiterio e dell'abside nella Chiesa parrocchiale del SS. Salvatore, che realizzò - alla maniera di Michelangelo - mediante un'impalcatura che gli permetteva di stare sdraiato sotto la volta della chiesa).

  L'icona fu installata nel 1917. In essa sono raffigurati gli stessi personaggi che erano nell'antica porta andata distrutta: nella parte superiore la Madonna in cielo circondata da nuvole; mentre - nell'inferiore - al centro Sant'Ambrogio a cavallo con uno stendardo in mano, a sinistra San Sebastiano trafitto dalle frecce e a destra Sant'Agata. I nomi dei tre santi sono scritti sotto i loro piedi, sulla base dell'icona, con vernice nera.

  Ma perché proprio questi tre santi? Di Sant'Ambrogio è stato già detto: probabilmente da Ferentino il suo culto si è esteso un po' a tutto il territorio circostante. Particolare dei santi

  San Sebastiano, invece, era abitualmente posto all'entrata dei centri abitati perché si riteneva che impedisse l'ingresso della peste e di altre malattie. Questo suo ruolo successivamente fu soppiantato da S. Rocco, cui vennero attribuite le stesse proprietà, tant'è che le chiese a lui dedicate venivano edificate immediatamente al di fuori dei paesi: così è avvenuto anche a Collepardo.

  Riguardo a Sant'Agata non sappiamo ancora il motivo della presenza qui di una santa tipicamente siciliana (Catania), che tra l'altro non risulta che sia patrona di altri comuni della Ciociaria. Nell'iconografia sacra questa santa è spesso raffigurata con i seni recisi, simbolo del suo martirio, ed in effetti nella nostra icona essa appare sorreggere qualcosa con le mani.

  Da notare, infine, che nel parlare comune il nome di Ambrogio con il tempo è stato deformato in "Ambròs'" e poi in "Amoròs'" e così l'icona finì per essere chiamata "di Sant'Amorosa", ma ovviamente questa santa non c'entra nulla (peraltro una santa con questo nome sembra non esistere affatto). Fatto sta che ad un certo punto l'uso di questo nome è diventato prevalente, come testimoniato anche da una delibera podestarile del 1932 che parla della sistemazione iniziale proprio di "Vicolo S. Amorosa" (che potrebbe benissimo essere l'odierno vicolo della "Piega", esattamente di fronte all'icona).

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A cura di Maurizio Grande
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Fonti:
Gran parte di quanto sopra riportato non deriva da fonti scritte,
ma da testimonianze orali rese da anziani del paese negli anni '80 e '90.

 


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