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Comune di COLLEPARDO
(Frosinone) - Italia

Personaggi:

Antonio Sabellico

Antonio Sabellico
(1858-1934)

 
Interpretazioni dal 1887 al 1927:
  • in ordine cronologico
  • ordinate per Città

    Incisioni discografiche

  • Antonio SABELLICO nacque il 25 maggio 1858 a Campomorto (all'epoca facente parte del comune di Nettuno, oggi Campoverde, frazione di Aprilia), da Pasquale Sabellico e da Maria Angelica Cefalei.
    La madre, come pure il nonno materno, era di Collepardo (FR): Cefalei, infatti, era un cognome tipico del paese. Il padre, invece, proveniva dalla vicina Alatri, dove era nato nel 1808 o 1809. I due si erano sposati a Collepardo il 19 agosto 1838.

    Il piccolo Antonio trascorre la sua infanzia e giovinezza a Collepardo, dove abita in Via del Leopardo, n. 32 e dove risulta residente fino all'età di 26 anni. Egli impara il mestiere dell'imbianchino e va a lavorare a Roma, ed infatti in data 1’ gennaio 1885 trasferisce la sua residenza da Collepardo a Roma.

    Mentre lavora è solito cantare. Un giorno un impresario teatrale, passando nei pressi del cantiere dove Antonio lavora, lo sente e rimane impressionato dalla sua voce di basso. Vuole conoscerlo e gli propone di andare con lui a studiare canto. Antonio però rifiuta, nonostante le insistenze e le promesse di buon guadagno. Ma l'impresario non demorde: si rivolge al capo cantiere e promette a lui una lauta mancia se fosse riuscito a convincere il suo operaio. Il capo cantiere, dopo molti tentativi, finalmente riesce nell'impresa ed Antonio intraprende la strada del canto.

    Dotato di una robusta voce di basso, studia con il Maestro Parisotto e debutta a Roma ne "La forza del destino" di Giuseppe Verdi. Da questo momento inizia una lunga carriera musicale: sono documentate innumerevoli interpretazioni, in un arco temporale che va dal febbraio del 1887 al 1927, e cioè da quando il Sabellico non ha ancora compiuto 29 anni fino a quando ne ha 69: 41 anni di carriera che, per un cantante d'opera, sono veramente tanti.

    Numerosi sono i teatri dove il Sabellico ha cantato. In Italia è stato in tutti quelli più prestigiosi: i teatri Quirino, Adriano e Costanzi di Roma; il Regio di Parma; la Scala di Milano; il San Carlo di Napoli; il Petruzzelli di Bari e poi ancora a Bologna, Brescia, Brindisi, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Livorno, Messina, Modena, Palermo, Piacenza, Pisa, Prato, Ravenna, Rovigo, Torino, Trapani, Treviso, Udine, Venezia, Verona, Viterbo e altre città.

    A Brescia e a Treviso, nel 1894, alcune rappresentazioni del Sabellico sono dirette dal giovane Maestro Arturo Toscanini, che aveva allora ventisette anni ed era già molto apprezzato e famoso.

    Ma il Sabellico non ha cantato solo in Italia: si è esibito anche nei maggiori teatri d’Europa e del mondo: Lisbona, Santiago del Cile, Valparaiso, Pietroburgo, Odessa, Rio de Janeiro, S. Paolo del Brasile, Los Angeles, San Francisco, Panama, Madrid, Barcellona, Valencia, Il Cairo, Alessandria d’Egitto, Malta, Fiume e poi ancora in Belgio (Gent), in Romania, ecc. ecc.

    Oltre al gran numero di palcoscenici calcati, è anche impressionante il vasto, anzi vastissimo, repertorio che egli era in grado di affrontare: oltre alla già citata la Forza del destino di Giuseppe Verdi, c'è la Norma di Bellini, il Rigoletto e il Trovatore sempre di Verdi, la Lucia di Lammermoor di Donizetti, il Lohengrin di Richard Wagner, il Faust di Gounod, l’Otello, l’Aida e il Falstaff ancora di Verdi, e poi ancora il Barbiere di Siviglia di Rossini, la Boheme, la Tosca e la Madama Butterfly di Puccini, l’Ernani, il Nabucco, Un ballo in maschera sempre di Verdi, la Carmen di Bizet, e tante altre.

    Interpretazioni dal 1887 al 1927:

  • in ordine cronologico
  • ordinate per Città

    Già il 3 febbraio 1889 il giornale "L'Aurora" di Trapani, dopo una rappresentazione de "Gli Ugonotti" di Meyerbeer nel Teatro Garibaldi, scrive: "Il Sabellico non può far meglio il Saint-Bris; la congiura la eseguisce attivamente; noi nel Sabellico troviamo tutto, arte, scuola, canto."

    Il 6 novembre 1893 viene rappresentato nel Politeama Genovese il Mefistofele di Gounod. Il giorno seguente il giornale "Il Caffaro" di Genova scrive: "Il basso Sabellico è un ottimo Mefistofele, dalla voce vibrata e pastosa, dall'azione corretta e propria. Egli fu applauditissimo e dovette ripetere fra acclamazioni insistenti il famoso "Dio dell'Oro" e la serenata del 4' atto."

    Nel Supplemento pomeridiano dello stesso giorno, "Il Caffaro" pubblica un altro articolo, nel quale viene detto: "Subito dopo Margherita [la protagonista femminile], tiene il primo posto il basso Sabellico, un Mefistofele davvero encomiabile, dalla voce poderosa e intonata, dalla azione drammatica sobria, corretta, misuratissima in una parte che, se esagerata, può così facilmente degenerare in un grottesco insopportabile. Specialmente nella difficilissima scena della chiesa e nella celebre serenata il Sabellico si è dimostrato un ottimo artista."

    Il 19 agosto 1894 il giornale "La Provincia di Brescia", commentando l'esecuzione de "I Puritani" della sera precedente, scrive: "il basso Sabellico, che già il pubblico aveva apprezzato nella Manon, ebbe qui ancora maggior campo di sfoggiare la sua voce robusta ed intonata, e le sue attitudini artistiche."

    Dopo la prima rappresentazione del Mefistofele a Viterbo, il giornale cittadino "Speranze Nuove" del 22 agosto 1901 scrive: "Mefistofele si è incarnato nella persona del basso sig. Antonio Sabellico. Mai diavolo ebbe interprete più fedele. Che l'abbia visto? La sua potentissima voce, la splendida padronanza scenica, il colorito e l'efficace mimica che l'artista sa dare a tutte le sue note, lasciano nel pubblico un'impressione che difficilmente si cancella. L'arte e la gloria hanno già registrato a caratteri d'oro il nome di Antonio Sabellico."

    Una settimana dopo lo stesso giornale riporta: "Le rappresentazioni del Mefistofele procedono sempre regolarmente e con la massima esattezza. Notiamo con piacere molte famiglie che si muovono appositamente dal Circondario per venire a sentire la splendida esecuzione di quest'opera ideale. Il fenomenale basso Cav. Antonio Sabellico è acclamatissimo e seralmente deve bissare l'"Ave Signor" del prologo; "Son lo spirto che nega" al 1. atto; "Ecco il mondo..." nell'atto 3. ecc. eseguiti tutti con aria sublime."

    Il 1' settembre sul giornale "Rinnovamento", sempre di Viterbo, compare un articolo di G.B. Saveri, che dice: "Il protagonista Sabellico, tornato dopo molti anni fra noi coll'aureola della gloria, è un artista eccezionale; e del fantastico personaggio ha fatto una creazione altamente originale ed intellettuale ... E' fuori di dubbio che l'attuale interprete qui, come in tutti i teatri del mondo, si è imposto non solo con la sua voce ma anche - e più assai - col suo raro talento interpretativo. Il pubblico dopo il prologo, e durante tutta l'opera lo ha fortemente applaudito; ed è stata spontanea giustizia resa ad un merito reale."

    Il 3 settembre si rappresenta invece la "Lucrezia Borgia" del Donizetti e il giorno seguente ancora "Speranze Nuove" scrive: "Il sig. Sabellico è un buon interprete del Duca Alfonso; tesser lodi a questo celebre artista ci sembra superfluo, e noi ce ne asteniamo."

    Il 7 dello stesso mese la città offre al Sabellico una "serata d'onore", con la seguente epigrafe: "Te, Maestro della divina arte del canto Antonio Sabellico, che sapesti interpretare le stupende melodie dell'arte musicale moderna nell'opera Mefistofele di Arrigo Boito, salutavano le italiche terre adornandoti di laudi, onori e fama, ora lascia che anche Viterbo, nella serata d'onore, aggiunga a festeggiarti una fronda alla tua gloriosa corona, congratulandosi teco che sai coll'eccellenza dell'arte crescere splendore al nome italiano. La Deputazione Teatrale."

    E il 12 settembre 1901 sempre su "Speranze Nuove" è la volta di Alessandro Parisotti, che scrive, in riferimento ancora al Mefistofele: "Certo il Sabellico è oggi fra i pochi che sostengono con vero decoro o con sentimento artistico la parte del protagonista, parte difficile e faticosa."

    Il 25 febbraio del 1906 anche il Teatro Municipale di Piacenza gli dedica una "serata d’onore", in occasione della quale il pubblico della città gli esprime calorosamente la sua soddisfazione.

    Dopo diverse repliche della Norma nel luglio 1907 a Bologna, il "Resto del Carlino" così scrive: "Il Sabellico trionfò ancora una volta, sfoggiando quei mezzi poderosi che sino dalla prima serata lo hanno reso popolare" e ancora: "Le accoglienze furono le più festose e popolari e si tradussero in continui applausi e con varie richieste di bis ... che il Sabellico eseguì secondo il solito con voce imponente."

    Nel 1925 Antonio Sabellico canta al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo e su un quotidiano (presumibilmente romano) del 2 dicembre 1925 i suoi amici collepardesi fanno scrivere il seguente trafiletto: "Apprendiamo dai giornali  palermitani che il nostro concittadino cav. Antonio Sabellico, valoroso artista  lirico, nel Politeama Garibaldi di Palermo ha  riportato un mirabile successo nella interpretazione di "Mefistofele", aggiungendo così una nuova stella alla corona di successi riportati nei teatri d'Italia e dell'estero. Anche nel "Faust" il nostro Sabellico ha riportato i più grandi successi." L'articolo si conclude rivolgendo "al cav. Sabellico gli auguri dei suoi concittadini e della sua forte schiera di amici."

    Sappiamo che il Sabellico ha inciso anche dei dischi, di cui quattro per la casa discografica Pathè (Milano 1902) e quattro per la Zonophone (Milano 1904) e che era molto stimato dai suoi colleghi in arte, specialmente da Beniamino Gigli che lo aveva particolarmente caro.

    Antonio Sabellico nel 1896 aveva sposato Elisa Miani, una veneziana dalla quale ebbe tre figli: Paolo, Angelica e Marcello. Egli morì a Milano il 29 gennaio 1934, a 76 anni non ancora compiuti, ed è stato sepolto in quella stessa città, nel Cimitero Maggiore di Musocco.

    Nel 1960 l'Amministrazione Comunale di Collepardo ha intitolato ad Antonio Sabellico una stradina all'interno del centro storico, dice la motivazione: "atta ad onorare un grande cittadino" (Deliberazione del Consiglio Comunale n. 9 del 10.7.1960).

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    A cura di Maurizio Grande
    © Vietata la riproduzione in qualsiasi forma

    Bibliografia:
    W. Pocino, I Ciociari. Dizionario biografico, 1961
    O. Sartori-S. Franchi, I Musicisti della Provincia di Frosinone nella storia, Ibimus 2012

    Si ringraziano:
    Carlo Marinelli Roscioni - Roma
    e tutti coloro indicati nelle pagine delle singole Città

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